FLUDD parla

Estratti da una intervista - luglio 1995

 Se definissimo il nostro metodo di lavoro con l’immagine liquida del versare acqua intorno in un moto rotatorio, dovremmo anche dire che ciò presuppone un recipiente o un progetto che la contenga e ci permetta di versarla in una direzione scelta in modo razionale...

Ma il percorso di ogni rivolo è affidato alla casualità ovvero viene raggiunto lo sbocco ma come attraverso un delta di fiume con le sue ramificazioni date dall’ambiente, dai partecipanti e dalle emozioni che si mettono in moto...

 Dunque dietro l’apparente casualità c’è una intenzione “sperimentale” di provocare delle emozioni con degli strumenti semplici ma combinati e sovrapposti tra loro come l’azione, la musica, le video riprese, la parola poetica, la pittura dal vivo, gli oggetti scenici...

 Si cerca di far vivere a chi viene coinvolto nelle situazioni che organizziamo, la sensazione di essere sommerso da tutti questi elementi che ruotano su se stessi, delle specie di “trottole emozionali”, che disturbando la percezione razionale, provochino l’emergere delle emozioni senza dare una direzione immediatamente riconoscibile a tutto il movimento, a questo “vortice multimediale”... non a caso uno degli oggetti di scena a cui siamo affezionati sono proprio i frullatori trasfigurati in lampade ruotanti...

Questo roteare ovviamente non potrebbe svolgersi in ambienti che impongono una partecipazione passiva o dei punti di vista obbligati, come spazi teatrali con impianti fissi di palco e sedie... il movimento deve contenere lo spettatore e ogni separazione viene respinta verso le pareti...

 

 

          Anna Achillea in “Bunker d’Inverno” - 2003

 

 

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